Quando canterai la tua canzone

Forse è proprio vero che quello che i cantanti scrivono ti tocca solo quando te lo senti addosso…e certe immagini, i nostri volti, le nostre Emozioni fanno avere alla musica, alle parole,a  quella voce quel brivido in più che non credevi potesse ancora darti! Beh, probabilmente in macchina, quando certe note colpiranno il mio orecchio si aprirà ancora quel cassetto con scritto sopra Madrid2011

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Dopotutto Dopotutto

Si è conclusa una giornata che da un anno era segnata sul mio calendario
“FINE SERVIZIO”
2 parole che contengono ricordi e sollievo, orari assurdi e storie.
Il viaggio di ritorno dall’ “ultima giornata di formazione” è stata una bella metafora dell’anno…km percorsi in molto tempo (su una strada che apparentemente mi sembrava più corta, ma che si è rivelata piena di rallentamenti, soste, disastri al volante), accompagnata da qualcunA, passati a tirare un po’ le fila su quello che è accaduto, che ero e che sono.
E come ho imparato in questo lungo viaggio è il momento di dire grazie, non a tutti, ma a qualcuno sì…

Grazie a chi ha tirato fuori dal mazzo la mia carta prescegliendomi per questo impegno;
Grazie a chi mi ha affiancato pazientemente per 12 mesi confrontandosi con me e facendomi passare da seguita a assistente;
Grazie a chi ha curato il percorso di formazione che va a arricchire il mio piccolo bagaglio di conoscenze e competenze;
Grazie a chi ha vissuto -più o meno- sotto lo stesso tetto anche questi 12 mesi, ricchi di alti e ripieni di bassi;
Grazie a chi mi ha considerato, nella buona e nella cattiva sorte amiga;
Grazie a chi ha voluto scoprire e scontrarsi con la parte meno pubblica della mia vita di relazioni;
Grazie a chi ha ironizzato su certi atteggiamenti quotidiani;
Grazie a chi mi ha abbracciato;
Grazie a chi ha sostenuto la mia vita universitaria;
Grazie a chi ha trovato tutti i modi possibili per chiamarmi per nome…chiaretta, chiarina, chiara piccola, chiarissima, chiara d’oro…
Grazie a chi mi ha ascoltato e creduto quando ho parlato di quella brutta cosa che tutti chiamiamo carcere;
Grazie a chi mi ha accolto per qualche mese salutandomi gratuitamente come principessa;
Grazie a chi ha iniziato questa esperienza da poco e, forse, sostituirà quello che io sono stata nella comunità;
Grazie a chi ha cercato di star dietro ai miei ragionamenti astrusi;
Grazie a chi ha pulito, cucinato, cucito con e per me;
Grazie a chi ha giocato (e perso) con me a scala, giocato (e sopportato) con me a briscola;
Grazie a chi ha dato un pizzico di saggezza a certe giornate piatte;
Grazie per i sorrisi veri;
Grazie per le confidenze semi-vere;
Grazie a chi mi ha regalato la sua storia di ordinaria follia.

Se non ti ritrovi in nessuno di questi Grazie probabilmente è perchè mi sono dimenticata di te…
Probabilmente non riesco a trovare qualcosa di quest’anno per cui è immediato ringraziarti…
Magari ci rifaremo nel 2012…
E dopoTutto…
BuonTutto
chiara

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cambiare

e fu così che il blog cambiò dominio… questo anche solo dal titolo fa molto più “giornale”. e io con la scrittura giornalistica ho sempre avuto una minima affinità! approfitto quindi per dare una spolverata a quei ricordi tardo-adolescenziali e … Leggi l’articolo completo

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cosa sogni?

Un fiore in bocca può servire…
Non ci giurerei
Ma dove voli, farfallina,
non vedi che son qui
come un fiore,
come un prato,
fossi in te, mi poggerei
per raccontarmi,
per esempio, come vivi tu.
Potresti dirmi, sorellina,in cosa speri tu
cosa credi,
cosa sogni,
da grande che farai.
Se ti blocchi contro il vento o spingi più che puoi.
se hai paura, certe notti, ti senti sola mai?
Così sola da, da non poterne più
…se hai bisogno d’affetto,
se ne hai bisogno come me
di qualche cosa che non c’è.
Per te tra gioia e dolore che differenza c’è?
Vuoi dei figli,
si dei figli,
o non ci pensi mai?
Il sesso, è un problema,
oppure no?
Sembri libera e felice
o a volte piangi un po’?
Si dice in giro farfallina e tu l’anima non l’hai
e come fai, piccolina,
a dire si o no?
Non pensare che sia pazzo se sto a parlar con te
è che son solo, sorellina,
così troppo solo che…
da nn poterne più…
…ho bisogno d’affetto, per oggi tienimi con te
ho bisogno anche di te…
ho bisogno d’amore,
di qualche cosa che non c’è
…ho bisogno d’affetto,
…ho bisogno d’amore…
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L’Esigenza Di Te

Cosa vuoi che dica
ti ho detto una bugia
e poi ti avevo
mezzo avvisato

e ti eri mezzo salvato
dalle mie strane lune storte

che cosa vuoi che dica
non sono in equilibrio
e non ti devi
appoggiare

potresti cadere
non vorrai farti mica male

la vita in
fondo va così

se dicono no magari è si
l’inconstrastabile realtà
è
che non esiste regaola

l’incoerente fantasia
quella di tornare
dietro

e non buttare tutto via
come se non fosse stato
niente da
sentire niente

niente che può fare male
scusa se me ne sono andata

mi sono solo rifugiata da quella piccola paura che ho di te

quell’adorabile esigenza di te

cosa vuoi che dica
a volte
sbaglio anche io

e tu mi avevi avvista
quasi contaminata
con quei
tuoi modi acqua e sapone

ma poi la vita va così
sei andato via e io
ti voglio qui

questa è la cruda verità
che none siste regola

l’incoerente fantasia
quella di tornare dietro
e non buttare
tutto via

come se non fosse stato
niente da sentire niente
niente
che può fare male

scusa se me ne sono andata
mi sono solo rifugiata da
quella piccola paura che ho di te

quell’adorabile esigenza di te

l’esigenza di te
esigenza di te

incoerente nostalgia
di
volerti avere ancora

e sentirmi solo tua
come se non fosse stato

niente da sentire niente
niente che può fare male
scusa se me ne
sono andata

mi sono solo rifugiata da quella piccola paura che ho di te

quell’ adorabile esigenza
da quella piccola paura che ho di te

quell’ adorabile esigenza
di te

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Mantenere la Posizione

  Questo è dedicato alle donne di
tutto il mondo che hanno usato un bagno

pubblico e a voi uomini, perché
capiate come mai ci stiamo tanto.


Il grande segreto di tutte le
donne rispetto ai bagni è che da bambina

tua mamma ti portava in bagno,
puliva la tavolozza, ne ricopriva il
perimetro con la carta igienica
e poi ti spiegava:

"MAI, MAI appoggiarsi sul
gabinetto" e poi ti mostrava "la posizione"
che consiste nel bilanciarsi
sulla tazza facendo come per sedersi ma
senza che il corpo venga a
contatto con la tavolozza.



"La posizione" è una delle
prime lezioni di vita di una bambina,

importantissima e necessaria,
deve accompagnarci per il resto della

vita. Ma ancora oggi, da
adulte, "la posizione" è terribilmente

difficile da mantenere quando
hai la vescica che sta per esplodere.


Quando "devi andare" in un
bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di
donne che ti fa pensare che
dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti
buona ad aspettare, sorridendo
amabilmente alle altre che aspettano

anche loro con le gambe e le
braccia incrociate. È la posizione
ufficiale di "me la sto facendo
addosso".



Finalmente tocca a te, ma
arriva sempre la mamma con "la bambina

piccola che non può più
trattenersi" e ne approfittano per passare
avanti tutte e due!

A quel punto
controlli sotto le porte per vedere se ci sono
gambe.


Sono tutti occupati. Finalmente
se ne apre uno e ti butti addosso alla

persona che esce. Entri e ti
accorgi che non c’è la chiave (non c’è
mai); non importa… Appendi la
borsa a un gancio sulla porta, e se non

c’è (non c’è mai), ispezioni la
zona, il pavimento è pieno di liquidi
non ben definiti e non osi
poggiarla lì, per cui te la appendi al collo

ed è pesantissima, piena com’è
di cose che ci hai messo dentro, la

maggior parte delle quali non
usi ma le tieni perché non si sa mai.



Tornando alla porta… Dato che
non c’è la chiave, devi tenerla con una

mano, mentre con l’altra ti
abbassi i pantaloni e assumi "la

posizione"… AAhhhhhh…
finalmente…

A questo punto
cominciano a tremarti le gambe…
perché sei sospesa
in aria, con le ginocchia piegate, i
pantaloni
abbassati che ti bloccano la
circolazione, il braccio teso che fa forza

contro la porta e una borsa di
5 chili appesa al collo. Vorresti
sederti, ma non hai avuto il
tempo di pulire la tazza né di coprirla
con la carta, dentro di te
pensi che non succederebbe nulla ma la voce
di tua madre ti risuona in
testa "non sederti mai su un gabinetto

pubblico!", così rimani nella
"posizione", ma per un errore di calcolo
un piccolo zampillo ti schizza
sulle calze!!! Sei fortunata se non ti

bagni le scarpe. Mantenere "la
posizione"

richiede grande concentrazione.
Per allontanare dalla mente questa

disgrazia, cerchi il rotolo di
carta igienica maaa, cavolo…! non ce

n’è….! (mai).

Allora preghi il
cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai
in

borsa ci sia un misero kleenex,
ma per cercarlo devi lasciare andare la

porta, ci pensi su un attimo,
ma non hai scelta.

E non appena lasci
la porta, qualcunola spinge e devi frenarla con
un

movimento brusco, altrimenti
tutti ti vedranno semiseduta in aria con i

pantaloni abbassati.

NO!! Allora urli "O-CCU-PA-TOOO!!!",
continuando a spIngere la porta con la
mano libera, e a quel punto dai
per scontato che tutte quelle che

aspettano fuori abbiano sentito
e adesso puoi lasciare la porta senza


paura, nessuno oserà aprirla di
nuovo (in questo noi donne ci

rispettiamo molto) e ti rimetti
a cercare il fazzolettino, vorresti

usarne un paio ma sai quanto
possono tornare utili in casi come questi

e ti accontenti di uno, non si
sa mai. In questo preciso momento si

spegne la luce automatica, ma
in un cubicolo così minuscolo non sarà
tanto difficile trovare
l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano

del fazzolettino, perché
l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi

che ti restano per uscire di
lì, sudando perché hai su il cappotto che

non avevi dove appendere e
perché in questi posti fa sempre un caldo

terribile.

Senza contare il
bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore
al

collo per la borsa, il sudore
che ti scorre sulla fronte, lo schizzo

sulle calze… il ricordo di
tua mamma che sarebbe vergognatissima se

ti vedesse così; perché il suo
sedere non ha mai toccato la tavolozza

di un bagno pubblico, perché
davvero "non sai quante malattie potresti

prenderti qui".

Ma la debacle non è
finita… sei esausta, quando ti metti in piedi
non

senti più le gambe, ti rivesti
velocemente e soprattutto tiri lo

sciacquone!

Se non funziona
preferiresti non uscire più da quel bagno, che
vergogna!



Finalmente vai al lavandino. È
tutto pieno di acqua e non puoi

appoggiare la borsa, te la
appendi alla spalla, non capisci come
funziona il rubinetto con i
sensori automatici e tocchi tutto finché

riesci finalmente a lavarti le
mani in una posizione da gobbo di
NotreDame per non far cadere la
borsa nel lavandino; l’asciugamano è

così scarso che finisci per
asciugarti le mani nei pantaloni, perché

non vuoi sprecare un altro
kleenex per questo!

Esci passando
accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano
con
le gambe incrociate e in quei
momenti non riesci a sorridere

spontaneamente, cosciente del
fatto che hai passato un’eternità là

dentro. Sei fortunata se non
esci con un pezzo di carta igienica

attaccato alla scarpa o peggio
ancora con la cerniera abbassata!



Esci e vedi il tuo ragazzo che
è già uscito dal bagno da un pezzo e gli

è rimasto perfino il tempo di
leggere Guerra e Pace mentre ti spettava.

"Perché ci hai messo tanto?" ti
chiede irritato.


"C’era molta coda" ti limiti a
rispondere.



E questo è il motivo per cui
noi donne andiamo in bagno in gruppo, per

solidarietà, perché una ti
tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti

tiene la porta e l’altra ti
passa il kleenex da sotto la porta; così è

molto più semplice e veloce
perché tu devi concentrarti solo nel

mantenere "la posizione". E la
dignità.

Luciana
Littizzetto
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chat chat

te posso farti una domanda ?
dimmi pure
come fai ad essere sempre così solare ?
hai sempre il sorriso stampato in faccia
uhm…dici?
=)
sisi
sei una cosa impressionante
in realtà non sono sempre solare, ma se do questa impressione sono contenta
devi esserlo
anche a te non ti ho mai visto tanto triste, anche se non ti vedo spesso
io tiro fuori le palle
qnd sn triste

Poche frasi e il sorriso spunta davvero…
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